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Nuove scoperte scientifiche sulle pietre e i colori creati da Raimondo di Sangro, VII Principe di Sansevero

Una ricerca dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro rivela che il principe di Sansevero fu l’inventore della ricetta per riprodurre artificialmente il preziosissimo pigmento blu ottenuto in natura dal lapislazzuli. Lo studio è stato condotto dai ricercatori del Centro Interuniversitario di ricerca Seminario di Storia della Scienza”, in collaborazione con quelli del Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro e il Museo Cappella Sansevero, e con il sostegno del Prin 2017-The Uncertain Borders of Nature.

La scoperta del principe sarebbe avvenuta più di cinquant’anni prima di Jean-Baptiste Guimet, il chimico francese che nel 1828 riuscì per la prima volta, ufficialmente, a sintetizzare l’oltremare, il costosissimo pigmento blu ottenuto in natura dal lapislazzuli. E più di dieci anni prima del resoconto siciliano di Goethe, ritenuto dagli specialisti il più antico indizio della produzione artificiale di tale pigmento. 

I risultati sono stati resi noti e pubblicati dal 6 marzo nell’articolo “In search of the Phoenix in eighteenth century Naples. Raimondo di Sangro, nature mimesis and the production of counterfeit stones between palingenesis, alchemy, art and economy”, uscito online in “Open Access” sul nuovo numero della rivista scientifica Nuncius. Journal of the Material and Visual History of Science.

Nel laboratorio sotterraneo di Raimondo di Sangro, attorno al quale aleggiavano numerose leggende, si era quindi già trovata, e da molto tempo, la ricetta per riprodurre quel colore prezioso come l’oro.  Oggi, per la prima volta, la ricerca multidisciplinare di storici della scienza e mineralisti ha potuto provare la veridicità delle fonti riguardo al principe di Sansevero, partendo da un dettaglio quasi trascurabile ritrovato in una famosa guida della città di Napoli di fine Settecento, e approfondendo al microscopio i segreti della Cappella Sansevero, sulle tracce di due
colori: il rosso e, soprattutto, il blu.

Nel corso delle indagini in loco, gli studiosi hanno inoltre rilevato l’insolito uso della fluorite come materiale scultoreo, in particolare per i cuscini delle statue di Sant’Oderisio (Francesco Queirolo, 1756) e Santa Rosalia (Francesco Queirolo, 1756). L’ulteriore scoperta apre la strada a nuovi possibili percorsi di ricerca. 

Questi nuovi preziosi studi testimoniano il lavoro di valorizzazione della storia e dell’opera di Raimondo di Sangro che il Museo Cappella Sansevero porta avanti costantemente, sia nel conservare perfettamente il gioiello barocco ideato dal principe, sia nel trovare innovative forme di divulgazione della incessante attività che ha contraddistinto la vita di Raimondo di Sangro.

Clicca qui per leggere i risultati della ricerca

Fonte news e foto: Università degli Studi di Bari

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